L’associazione Utopia rossa lavora e lotta per l’unità dei movimenti rivoluzionari di tutto il mondo in una nuova internazionale: la Quinta. Al suo interno convivono felicemente - con un progetto internazionalista e princìpi di etica politica - persone di provenienza marxista e libertaria, anarcocomunista, situazionista, femminista, trotskista, guevarista, leninista, credente e atea, oltre a liberi pensatori. Non succedeva dai tempi della Prima internazionale.

martedì 8 aprile 2014

INTEGRACIÓN AL REVÉS, por Marcelo Colussi

“Nuestra ignorancia fue planificada por una gran sabiduría”
Raúl Scalabrini Ortiz
  
“El único país que tiene un proyecto serio de integración para el continente es Estados Unidos. Aunque… claro que no es precisamente la más conveniente para los pueblos de la región”, dijo el Premio Nobel de la Paz, el argentino Adolfo Pérez Esquivel.
Sin dudas, aquello de “patio trasero” no es una mera formulación retórica. ¡Es una cruda, descarnadamente cruda realidad! Durante todo el siglo XX, y por como van las cosas también puede inferirse que el XXI, la hegemonía de la gran potencia del Norte sobre Latinoamérica es incontrastable. No hay dudas que en estos últimos años, digamos desde aproximadamente el 2000 para acá, se han visto algunos hechos políticos que, en mayor o menor medida, cuestionan la insultante y abrumadora hegemonía de Washington para la región. Pero fríamente vistos, no alcanzan todavía a hacer mella real en esa dominación. En todo caso –y eso es muy lícito– son una expresión de deseos de quienes adversan al imperialismo, de quienes luchan por la liberación de esas ataduras: intento de procesos integradores sin la presencia de la Casa Blanca, una OEA algo más “democratizada”, la propuesta de instancias que vayan más allá de ese organismo continental, presidentes “progresistas” en varios países (Lula o Dilma Roussef en Brasil, Michelle Bachelet en Chile, los Kirchner en Argentina), con un talante más o menos anti-imperialista, o mandatarios que alzan su voz abiertamente contra el imperialismo (el desaparecido Chávez en Venezuela, Morales en Bolivia, Correa en Ecuador). Expresiones todas que muestran nuevos tiempos: ya no es sólo Cuba el país “díscolo”, ya no estamos en la Guerra Fría con sangrientas dictaduras militares manejadas abiertamente por la Embajada estadounidense y con un visceral discurso anticomunista. Pero en la realidad dura y descarnada, las relaciones de opresión no sólo no han cambiado sino que, objetivamente, se han profundizado en el área.

domenica 6 aprile 2014

SU BENICOMUNISMO DI PIERO BERNOCCHI (II PARTE), di Michele Nobile


La critica della nozione di globalizzazione neoliberista
In un precedente intervento nel blog di Utopia rossa (sulla bozza del primo capitolo di Benicomunismo, qui http://utopiarossa.blogspot.it/2011/11/proposito-de-la-crisi-di-piero.html), ho ampiamente convenuto con Bernocchi nella critica delle fuorvianti nozioni di globalizzazione, neoliberismo e «governo unico delle banche», con spunti critici sulla sua lettura della crisi iniziata nel 2007-2008.

Colgo l’occasione per ribadire che i presupposti analitici e le implicazioni politiche di un uso coerente della nozione di globalizzazione, tanto più se caratterizzata come neoliberista, sono molto diversi da quelli associati al concetto di imperialismo.
La discussione intorno e alle determinazioni storiche dell’imperialismo è sempre aperta, tuttavia essa comporta l’assunzione di alcuni concetti correlati:
a) che l’imperialismo non sia solo e principalmente una determinata politica ma la forma di esistenza storica del capitalismo come sistema mondiale;
b) che il capitalismo sia animato fin dall’inizio dalla tendenza all’espansione planetaria e a strutturare una economia mondiale che è più della giustapposizione delle economie nazionali e dei loro scambi (come è invece, e non a caso, nei discorsi sul «fordismo» e l’epoca «keynesiana»). Le battaglie politiche nella II Internazionale, già nei primi anni del ‘900, sulle questioni della «politica mondiale», del colonialismo, del militarismo e della guerra, e l’elaborazione teorica e politica di Rosa Luxemburg, Trotsky, Lenin, Bucharin e altri prima e durante della Prima guerra mondiale, testimoniano la centralità delle contraddizioni della dimensione mondiale nell’analisi e nella prospettiva strategica del pensiero rivoluzionario;

venerdì 4 aprile 2014

SU BENICOMUNISMO DI PIERO BERNOCCHI (I PARTE), di Michele Nobile


In Benicomunismo di Piero Bernocchi possiamo vedere tre grandi campi aperti alla discussione: la riflessione teorica sulle ragioni interne del fallimento del comunismo novecentesco; la discussione intorno al capitalismo contemporaneo; l’emergere di una nuova prospettiva politica e ideale di democrazia radicale, indicata nel titolo.

Il mio accordo con le tesi del libro è molto ampio, specialmente su quelle che meno sono digeribili per la sinistra italiana. Si vedrà che esistono alcune divergenze d’analisi, anche importanti; ma molto più del computo delle concordanze e delle divergenze quel che conta, ai miei occhi, è la prospettiva d’insieme, la tensione ideale, la direzione verso cui si muove questo lavoro. Nel modo più sintetico, in Benicomunismo è viva e forte  l’aspirazione a liberare l’anticapitalismo dal professionismo politico e dallo statalismo, in uno spirito che può dirsi libertario. L’asse unificante le diverse tematiche del libro ritengo sia quello del rapporto tra etica e politica. Che è poi la condensazione di tutti i problemi e il nodo cruciale veramente fondamentale per il futuro dell’umanità.

La coerenza tra mezzi e fine e la politica come professione
Il primo e fondamentale accordo con Bernocchi è di natura etico-politica: in nessun caso il fine può giustificare l’uso di mezzi non coerenti con esso perché «cattivi mezzi producono cattivi fini, e viceversa» (p. 268). Certamente questo non è il principio sufficiente per costruire una prospettiva anticapitalista ma, altrettanto certamente, esso è il principio basilare e imprescindibile da cui muovere nella direzione giusta. Se applicato con coraggio e rigore all’intero spettro della pratica politica, della riflessione teorica e della ricostruzione storiografica, le sue conseguenze sono enormi, si susseguono a cascata.

mercoledì 2 aprile 2014

UKRAINE: THE SPRINGTIME OF THE PEOPLES ARRIVES IN EUROPE, by Zbigniew Marcin Kowalewski*

The Arab Spring arrived in winter 2010, close to Europe; in the countries located on the other side of the Mediterranean. Four years later, we see that the springtime of the peoples is not solely an Arab phenomenon. Now in winter it has also erupted in Europe, although for now in the external periphery of the European Union. We probably did not recognise to what point the process of capitalist integration in Europe contributed to the explosive accumulation of tensions in its near but extra-European periphery. This is still truer now in its nearer European periphery. The link this time was direct, clearly visible: initially, the conflict broke out in Ukraine around the question of adhesion to the EU. This was the first slogan which began to gather the crowds, which gave birth to a mass social movement and which led to huge upheavals including the threat of war. Not a civil war as in Libya or Syria – although that was expected and incited in Russia and in all the propaganda networks linked to it around the world – but an international war.
A springtime of the peoples is always surprising. It happens in a country in a totally unexpected manner, like a clap of thunder in a serene sky. However, after the event it proves that there is nothing surprising about why it has happened there and not elsewhere. The same is true now. On the world political map, Ukraine is a gigantic historic anomaly, a deviation in relation to a certain very significant “typical value”, at least at the European scale. The biggest country in Europe in terms of area, after Russia, and one of the biggest in terms of population, it has been an independent state for barely 23 years. This on a continent where for a long time the “typical value” corresponds to national states for all the big nations, even those much smaller than the Ukrainian nation. The historical anomalies have the following specificity: the most diverse contradictions accumulate, explode and combine around them and thus they are transformed into powder kegs much more easily than elsewhere.

mercoledì 26 marzo 2014

PER LA LIBERAZIONE DI LEONARD PELTIER - Comunicato stampa del comitato di solidarietà con Leonard Peltier

INCONTRO OBAMA-PAPA FRANCESCO: GIOVEDÌ MATTINA IN P.ZZA SAN PIETRO PRESIDIO PER LIBERAZIONE LEONARD PELTIER

Giovedì 27 marzo 2014, in occasione dell'incontro tra il Papa e il presidente Usa, Barack Obama, il comitato di solidarietà con Leonard Peltier sarà a Roma, in piazza San Pietro, dalle 9 alle 13, per ricordare al mondo che quest'uomo è ingiustamente in carcere negli Usa da più di 38 anni e chiedere a Obama un atto di clemenza, firmando per la sua liberazione.
Accusato della morte di due agenti dell'Fbi, avvenuta il 26 giugno 1975, al termine di una giornata di conflitto a fuoco durante la quale vennero sparati migliaia di colpi, Peltier, attivista statunitense per i diritti dei nativi americani, fu arrestato il 6 febbraio 1976 in Canada. Gli Usa ottennero la sua estradizione con prove così palesemente false che, successivamente, il Canada protestò con gli Stati Uniti. Due co-imputati, arrestati e processati prima di lui, vennero assolti per mancanza di prove; anche vi fossero state, per loro sarebbe stata dichiarata la “legittima difesa”. Il processo a Peltier si svolse di fronte a una giuria di soli bianchi, in una città a profonda tradizione razzista: Fargo. Peltier venne condannato, senza prove certe, a due ergastoli consecutivi e a nulla valsero le indagini balistiche successive, che lo avrebbero scagionato. Venne respinta anche la possibilità di riaprire il processo. Gli stessi giudici, a posteriori, ammisero che non vi erano prove che fosse stato Peltier a sparare, ma che rimaneva il reato di “favoreggiamento”.
Da 13.900 giorni Leonard Peltier è in carcere, capro espiatorio delle lotte per i diritti dei nativi americani. Il suo stato di salute peggiora: è già stato operato a una mascella, è quasi cieco da un occhio e soffre di diabete e di prostata. A settembre 2014 compirà 70 anni. Solo un atto di clemenza del Presidente Obama può liberarlo. È quanto gli chiederemo, ancora una volta, giovedì 27 marzo, in Piazza San Pietro.
In passato si sono espressi per la liberazione di Leonard Peltier personaggio di spicco del mondo politico e della difesa dei diritti civili come Nelson Mandela, Madre Teresa di Calcutta, Michail Gorbaciov, il Dalai Lama, Rigoberta Menchù, insieme ad artisti e registi come Sting, Paul Mc Cartney, Madonna, Michael Moore, Susan Sarandon, Robert Redford e a centinaia di migliaia di cittadini che in tutto il mondo hanno più volte firmato petizioni per la sua liberazione.

Per ulteriori informazioni: bigoni.gastone@gmail.com 
 tel: 349 0931155 (da mercoledì 26/03 mattina)

«Per quest'uomo la giustizia è stata evasiva. Se alla questione non viene posto rimedio o se non si intraprende qualche azione, presto sarà troppo tardi per qualsiasi giustizia. Una tragedia di queste proporzioni non può essere permessa».
Arcivescovo Desmond Tutu
(Il coraggio d'essere indiano,
Massari  Editore)
Nella diffusione e/o ripubblicazione di questo articolo si prega di citare la fonte: www.utopiarossa.blogspot.com

martedì 25 marzo 2014

L’UKRAINE : LE PRINTEMPS DES PEUPLES EST ARRIVE EN EUROPE, par Zbigniew Marcin Kowalewski°


Publié dans Le Monde diplomatique - édition polonaise, n° 3 (97), mars 2014.

Le Printemps arabe est arrivé en hiver 2010, dans le voisinage de l’Europe : dans les pays situés sur l’autre rive de la Méditerranée. Quatre ans plus tard, on voit que ce printemps des peuples n’est pas seulement arabe. Egalement en hiver, il fit irruption en Europe, bien que, pour l’instant, dans les périphéries extérieures de l’Union européenne. Nous ne nous rendions pas compte, probablement, à quel point le processus de l’intégration capitaliste de l’Europe contribuait à l’accumulation explosive des tensions dans ses périphéries proches mais extra-européennes. C’est encore plus vrai à présent, dans ses périphéries le plus proches, désormais européennes, comme nous l’indique l’Ukraine. Le lien fut cette fois-ci direct, clairement visible : au début, le conflit a éclaté autour de la question de l’adhésion à l’UE. Ce fut le premier mot d’ordre qui a commencé à rassembler les foules, qui fit naître un mouvement social de masse et qui déclencha une énorme tourmente, avec y compris la menace d’une guerre. Pas une guerre civile, contrairement à la Libye ou à la Syrie – bien qu’on y comptait et on y incitait en Russie et dans tous les réseaux de propagande qui lui sont rattachés à travers le monde – , mais une guerre internationale.

Un printemps des peuples surprend toujours. Il arrive dans un pays de façon totalement inespérée, tel un coup de tonnerre dans un ciel serein. Cependant, il s’avère après coup qu’il n’y a rien de surprenant à qu’il soit arrivé précisément là, et pas ailleurs. Il en fut ainsi également maintenant. Sur la carte politique du monde, l’Ukraine est une gigantesque anomalie historique, une déviation par rapport à une certaine « valeur typique » très importante, tout au moins à l’échelle européenne. Voilà que le plus grand pays d’Europe par sa superficie, après la Russie, et un des plus grands par sa population, est un Etat indépendant depuis 23 ans à peine. Ceci sur un continent où, depuis très longtemps, la « valeur typique » correspond à des Etats nationaux de toutes les grandes nations, même de celles qui sont infiniment plus petites que la nation ukrainienne. Les anomalies historiques ont ceci de particulier qu’autour d’elles s’accumulent, se déchaînent et s’entrelacent des contradictions les plus diverses, et qui se transforment en poudrières bien plus facilement qu’ailleurs.

domenica 23 marzo 2014

LINCHAMIENTOS EN GUATEMALA: UNA HERENCIA DE LA GUERRA, por Marcelo Colussi

Introducción

En Guatemala hace ya años que se firmó la paz entre Gobierno y movimiento guerrillero. Pero lejos está todavía de poder decirse que el proceso iniciado en ese entonces haya dado los frutos que se esperaba. Más aún: la situación actual nos confronta con un empeoramiento, un retroceso en las causas estructurales que dieron lugar a la guerra civil en la década del '60 del pasado siglo. La guerra hoy día formalmente terminó, pero la violencia sigue presente y se evidencia de otras maneras, tan o más crueles que en los peores años del enfrentamiento armado.
La post guerra que vivimos actualmente está marcada por una suma compleja de problemas, donde la violación a los derechos humanos sigue siendo una constante, si bien no con la intensidad de años atrás, pero con efectos sociales igualmente dañinos. Una herencia trágica –entre otras– de 36 años de conflicto armado está dada por la recurrencia de linchamientos.
Este fenómeno debe abordarse desde una perspectiva multicausal. Participan en él aspectos de diversas naturalezas: sociales, psicológicos, culturales. De hecho no son algo nuevo en la historia; se los conoce desde tiempos inmemoriales. Por supuesto, no son un patrimonio de la “violencia guatemalteca”. Actualmente deben su nombre al juez estadounidense Charles Lynch, quien organizó a contemporáneos suyos para actuar como ley local en un juicio sumario contra unos conspiradores pro-británicos hacia el año 1780. A partir de este hecho relativamente reciente se derivó el verbo linchar, y el sustantivo linchamiento, hoy ya universalmente aceptados.

RED UTOPIA ROJA - Principles / Principios / Princípi / Principes / Princípios

a) The end does not justify the means, but the means which we use must reflect the essence of the end.

b) Support for the struggle of all peoples against imperialism and/or for their self determination, independently of their political leaderships.

c) For the autonomy and total independence from the political projects of capitalism.

d) The unity of the workers of the world - intellectual and physical workers, without ideological discrimination of any kind (apart from the basics of anti-capitalism, anti-imperialism and of socialism).

e) Fight against political bureaucracies, for direct and councils democracy.

f) Save all life on the Planet, save humanity.

(January 2010)

* * *

a) El fin no justifica los medios, y en los medios que empleamos debe estar reflejada la esencia del fin.

b) Apoyo a las luchas de todos los pueblos contra el imperialismo y/o por su autodeterminación, independientemente de sus direcciones políticas.

c) Por la autonomía y la independencia total respecto a los proyectos políticos del capitalismo.

d) Unidad del mundo del trabajo intelectual y físico, sin discriminaciones ideológicas de ningún tipo, fuera de la identidad “anticapitalista, antiimperialista y por el socialismo”.

e) Lucha contra las burocracias políticas, por la democracia directa y consejista.

f) Salvar la vida sobre la Tierra, salvar a la humanidad

(Enero de 2010)

* * *

a) Il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi che impieghiamo dev’essere riflessa l’essenza del fine.

b) Sostegno alle lotte di tutti i popoli contro l’imperialismo e/o per la loro autodeterminazione, indipendentemente dalle loro direzioni politiche.

c) Per l’autonomia e l’indipendenza totale dai progetti politici del capitalismo.

d) Unità del mondo del lavoro mentale e materiale, senza discriminazioni ideologiche di alcun tipo (a parte le «basi anticapitaliste, antimperialiste e per il socialismo.

e) Lotta contro le burocrazie politiche, per la democrazia diretta e consigliare.

f) Salvare la vita sulla Terra, salvare l’umanità.

(Gennaio 2010)

* * *

a) La fin ne justifie pas les moyens, et dans les moyens que nous utilisons doit apparaître l'essence de la fin projetée.

b) Appui aux luttes de tous les peuples menées contre l'impérialisme et/ou pour leur autodétermination, indépendamment de leurs directions politiques.

c) Pour l'autonomie et la totale indépendance par rapport aux projets politiques du capitalisme.

d) Unité du monde du travail intellectuel et manuel, sans discriminations idéologiques d'aucun type, en dehors de l'identité "anticapitaliste, anti-impérialiste et pour le socialisme".

e) Lutte contre les bureaucraties politiques, et pour la démocratie directe et conseilliste.

f) Sauver la vie sur Terre, sauver l'Humanité.

(Janvier 2010)

* * *

a) O fim não justifica os médios, e os médios utilizados devem reflectir a essência do fim.

b) Apoio às lutas de todos os povos contra o imperialismo e/ou pela auto-determinação, independentemente das direcções políticas deles.

c) Pela autonomia e a independência respeito total para com os projectos políticos do capitalismo.

d) Unidade do mundo do trabalho intelectual e físico, sem discriminações ideológicas de nenhum tipo, fora da identidade “anti-capitalista, anti-imperialista e pelo socialismo”.

e) Luta contra as burocracias políticas, pela democracia directa e dos conselhos.

f) Salvar a vida na Terra, salvar a humanidade.

(Janeiro de 2010)