L'associazione Utopia Rossa lavora e lotta per l'unità dei movimenti rivoluzionari di tutto il mondo in una nuova internazionale: la Quinta. Al suo interno convivono felicemente - con un progetto internazionalista e princìpi di etica politica - persone di provenienza marxista e libertaria, anarcocomunista, situazionista, femminista, trotskista, guevarista, leninista, credente e atea, oltre a liberi pensatori. Non succedeva dai tempi della Prima internazionale.

martedì 3 marzo 2015

LA TRAGEDIA DI «BLASCO», di Roberto Massari

Recensione al libro di Roberto Gremmo La tragedia di «Blasco». Pietro Tresso coi partigiani nella «Montagne Protestante» e nel Meygal (Storia Ribelle, Biella 2014), apparsa in Progetto Comunista, n. 50, marzo 2015.

La tesi centrale è riassunta in quarta di copertina dall'autore/editore: «Testimone diretto dell'eccidio fu il pastore protestante Daniel Besson che nel 1992, in un qualificato convegno di studi, rivelò una circostanza di straordinaria importanza: uno dei caduti sotto il piombo nazi-pétainista sarebbe stato l'italiano Pietro Tresso. Senza saperlo, con quest'affermazione il candido uomo di Fede cancellava centinaia di pagine scritte per raccontare, senza veri dati di fatto, che Tresso detto "Blasco" sarebbe stato assassinato in una formazione di maquis da implacabili e crudeli sicari al servizio di Stalin».
Il libro però, nonostante la promessa del titolo, parla della morte di Tresso solo in poche pagine: nell'introduzione (pp. 3-20, dove si liquidano sbrigativamente quasi tutte le ricerche precedenti) e nelle pagine finali. In mezzo si aprono molte finestre che con la morte del rivoluzionario scledense (di Schio) hanno poco a che vedere.
Nelle pagine 21-92 è delineata una sintesi della sua vita politica, molto schematica, corredata però da materiali inediti (soprattutto documenti di polizia reperiti per lo più nell'Archivio Centrale dello Stato). Non vi è alcun riferimento alla mia ricostruzione della battaglia della NOI (da me premessa nel 1977 alla ripubblicazione del Bollettino omonimo); ma non vengono utilizzati nemmeno i molti dati sulla vita di Tresso contenuti in alcune ricerche più recenti, come L'informatore: Silone, i comunisti e la polizia di D. Biocca-M. Canali (2000), seguìto da tre libri del 2005: Silone. La doppia vita di un italiano di D. Biocca; L'incudine e il martello. Aspetti pubblici e privati del trotskismo italiano di E. Francescangeli (370 pp., prive purtroppo di un Indice dei nomi); Le tre sorelle Seidenfeld di S. Galli. Neanche un cenno al romanzo Il vento contro di S. Tassinari, dedicato a Tresso (2008). E comunque trascura (tranne fugaci richiami) anche lavori «pionieristici» come Blasco di A. Azzaroni (1962), ripreso in Blasco/Pietro Tresso. La vie d'un militant di A. Azzaroni-P. Naville-I. Silone (1965) e Vita di Blasco di P. Casciola e G. Sermasi (1985). Del libro fondamentale sul tema della morte - Assassini nel maquis di P. Broué e R. Vacheron (1996) - parla incidentalmente, ma solo per liquidare i racconti ivi riportati di testimoni presenti nel campo in cui gli stalinisti tennero prigionieri Tresso e gli altri trotskisti, e che molti anni dopo (nel 1991-92) hanno deciso di parlare1.

domenica 1 marzo 2015

LIU XIA - VISITING A WOMAN UNDER HOUSE ARREST (Hu Wei Jingsheng, 2012), di Pino Bertelli

Liu Xiaobo è ancor oggi uno dei più noti attivisti cinesi per i diritti umani: scrittore e critico letterario di 57 anni, arrestato come dissidente l'8 dicembre 2008 e condannato a 11 anni di carcere a fine 2009 - con l'accusa, cara a tutti i sistemi totalitari, di «incitamento alla sovversione del potere dello Stato» -, fu promotore e firmatario, nello stesso 2008, del manifesto pubblico Charta 08, in cui si richiedeva una generale democratizzazione del sistema e il rispetto delle libertà fondamentali dell'individuo. Nell'ottobre 2010 Xiaobo fu insignito del premio Nobel per la Pace: due giorni dopo l'annuncio, sua moglie Liu Xia, artista e anch'essa attivista, venne messa agli arresti domiciliari dalle autorità cinesi; da allora la donna, che soffre di problemi cardiaci, si trova confinata nel proprio appartamento di Pechino (illegalmente, non essendo stata emessa nei suoi confronti una qualsivoglia condanna).
È da questa vicenda che nacque, negli ultimi giorni del 2012, il film di Hu Wei Jingsheng - presentato da Pino Bertelli ai Festival dei diritti umani di Napoli (2013) e di Buenos Aires (2014). Questa breve opera (visibile qui, con sottotitoli in inglese) può essere considerata un samizdat cinese del XXI secolo; ed è con questo spirito che pubblichiamo la recensione scritta dallo stesso Bertelli, nella speranza che non ci si dimentichi di Liu Xiaobo, di Liu Xia e di tutte le donne e gli uomini senza nome ingiustamente reclusi in Cina, in carcere o nei famigerati laogai. [la Redazione]

Basta ai giovani contestatori staccarsi dalla cultura, ed eccoli optare per l'azione e l'utilitarismo,
rassegnarsi alla situazione in cui il sistema si ingegna ad integrarli. Questa è la radice del
problema: usano contro il neocapitalismo armi che in realtà portano il suo marchio
di fabbrica, e sono quindi destinate soltanto a rafforzare il suo dominio.
(Pier Paolo Pasolini)

I. LA LIBERTÀ NEGATA

Il film clandestino di Hu Wei Jingsheng (o Hu Jia), premio Sakharov per la libertà di pensiero 2008, su Liu Xia, artista, poeta, fotografa, agli arresti domiciliari perché moglie del premio Nobel per la Pace 2010, Liu Xiaobo, gettato in carcere in quanto attivista dei diritti umani in Cina - Visiting a Woman under House Arrest - è la visita o l'irruzione di Wei Jingsheng nella casa di Liu Xia; dura solo 5 minuti e 16 secondi… bastano però per toccare in profondità le coscienze ulcerate delle persone che sotto il regime comunista cinese (come sotto qualsiasi governo totalitario, compreso le democrazie consumeriste) combattono in difesa della libertà e del rispetto dei diritti umani nel mondo.

venerdì 27 febbraio 2015

CARACAZO: REVUELTA PLEBEYA DE LA MUCHEDUMBRE, por Douglas Bravo

En el 26° aniversario del Caracazo, publicamos el análisis de Douglas Bravo, ex comandante de las Faln, fundador de Utopía Tercer Camino, miembro del Comité internacional de Utopía Roja. [la Redacción]

La revuelta de febrero impulsó las viejas contradicciones de la sociedad venezolana, y sin detenerse allí, creó otras; al mismo tiempo es el primer acontecimiento de carácter nacional de la nueva era de las luchas sociales, con indudable alcance hacia el siglo XXI; hizo estallar fuerzas acumuladas en 31 años, para dejar establecidos hechos cuyas bases constituyen los fundamentos para profundos cambios sociales, militares, políticos, jurídicos, culturales y espirituales.
Los instrumentos jurídicos que nacieron al calor del 23 de enero del 58 y que se fueron conformando hasta el año 88 resultan ya incompatibles con cualquier rumbo que se impongan en el proceso del movimiento histórico de luchas sociales y políticas. La propia Constitución, la Ley del Trabajo, la Ley de Educación, y en general todos los instrumentos jurídicos que han envejecido con la nueva realidad, serán suplantados o reformados según sea el camino que se tome.
Después del 27 se ha hecho imperativo un viraje en la sociedad venezolana, bien sea en el mismo marco del capitalismo (dictadura neo-liberal o democracia militarizada neo-liberal), en la dirección del socialismo real ya conocido (improbable por lo pronto dada la actual relación de fuerzas mundiales inclinadas ventajosamente hacia Estados Unidos), o bien en la dirección de una formación social inédita fundada en la democracia plebeya que despuntó en la jornada del 27 y 28 de febrero.

martedì 24 febbraio 2015

IL SALE DELLA TERRA (Wim Wenders e Juliano Ribeiro Salgado, 2014), di Pino Bertelli

L'uomo libero è colui agli occhi del quale i filosofi sono superstiziosi,
e i rivoluzionari, conservatori. […] Vi è un diritto che prevale
su tutti gli altri, è il diritto all'insurrezione.
(Emile Henry)

[…] Il cinema, quando è grande, figura lo spirito corrosivo o le speranze tradite di un'epoca… Il sale della terra. In viaggio con Sebastião Salgado (2014), di Wim Wenders e Juliano Ribeiro Salgado (figlio del fotografo), contiene il gusto della bellezza, della raffinatezza, del coraggio propri a quanti fanno dell'arte di comunicare la denuncia della barbarie. Salgado, come sappiamo, è un fotografo che incendia i tumulti dello sguardo e parla la lingua degli ultimi, degli esclusi, degli offesi… al tempo delle costruzioni delle nuove cattedrali (i centri commerciali) i talenti autentici sono rari… purtroppo i fotografi esistono… si occupano di ornamenti, minuetti e di sterilità felice richiesta dai mecenati, caimani, politici indissociabili dalle casistiche della rapina neoliberista.
In fotografia e in ogni forma d'arte, lo stile è l'espressione diretta della maestria svincolata dalle aberrazioni galleristiche o riconoscimenti prezzolati… è un'architettura dello spirito, una genialità che bene si accorda con le idee che irrompono nel razionale e lo ignudano di verità. L'entusiasmo degli ignoranti "colti" disseminato nelle cloache della cultura servente va combattuto… si tratta di amare il diverso da sé e rendere la vergogna di ogni potere ancora più vergognosa. La sovversione non sospetta della società consumerista o la pratica della verità dei libertari d'ogni dove è sempre attuale: respingere dappertutto l'infelicità1.

lunedì 23 febbraio 2015

LA CULTURA DEL PLAGIO, por Marcelo Colussi

Academia y “copia y pega”: un cáncer creciente. ¿Hacia una cultura del facilismo?

Si tengo un libro que piense por mí, un pastor que
reemplace mi conciencia moral, un médico que se encarga de
mi dieta y salud, y así, sucesivamente, no necesitaré del propio esfuerzo.
(Immanuel Kant)

Palabras preliminares

También podríamos titular este texto como “Se venden tesis para graduarse”, o “¡Viva la corrupción! Hacia una cultura del plagio”. Lo que queremos provocar aquí es una reflexión en torno al modelo de sociedad que estamos construyendo con las tecnologías “hedonistas” que, día a día, pareciera van entronizándose sin retorno. Copiar íntegramente un texto y colocarlo dentro de otro cuando estamos estudiando, puede ser una maravilla técnica que nos ahorra engorrosos esfuerzos. Pero, ¿qué pasa cuando eso se convierte en el delito de plagio?
Para un porcentaje creciente de personas en el mundo es ya un lugar común en su cotidianeidad el “copia y pega” (o “copy and paste”, como suele decírsele con frecuencia, evidenciando así la presencia anglosajona que rige buena parte de nuestra vida actual en cualquier punto del planeta).
Sin dudas se trata de un “fenómeno social”, de una formación cultural que va más allá de una práctica puntual determinada, de una moda o de un hábito irrelevante condenado a pasar sin pena ni gloria. No, nada de eso: todo indica que estamos ante una nueva matriz cultural. Sin ánimo de ridiculizarlo, podría decirse que el “copia y pega” llegó para quedarse.
Pero, entonces: ¿qué es este dichoso “copia y pega”? ¿Este “control c – control v” que aparece por todos lados?
La incorporación de las nuevas tecnologías cibernéticas en espacios crecientes de nuestra vida cotidiana tiene un valor tremendo, quizá similar a la aparición del fuego, de la agricultura, de los metales, la rueda o la máquina de vapor, esos elementos que sin lugar a duda son hitos definitorios de nuestra historia como especie. Al igual que pasó con todos estos grandes eventos, la aparición de la computación y su uso cada vez más masivo en la cotidianeidad, a lo que se agrega el internet como su complemento obligado, definen un nuevo perfil de sociedad, de modo de relacionarnos, y sin dudas también, de sujeto.

venerdì 20 febbraio 2015

REBELIA OLIGARCHICZNA W DONBASIE, Zbigniew Marcin Kowalewski

IN TRE LINGUE (Francese, Inglese, Polacco)
W TRZECH JĘZYKACH (Francuskim, Angielskim, Polskim)

20 lutego 2014 r. na kijowskim Majdanie zginęło 75 osób. Następnego dnia Radosław Sikorski naciska: „Jeżeli nie podpiszecie porozumienia, będziecie mieli stan wojenny i wojsko na ulicach. Wszyscy będziecie martwi.” Wtórują mu ministrowie spraw zagranicznych Francji i Niemiec. Trójka przywódców opozycji ukraińskiej w końcu ulega naciskom. Z duszą na ramieniu – bardzo boją się reakcji Majdanu – idą na ugodę z Wiktorem Janukowyczem. Ma pozostać prezydentem do grudnia – do przyspieszonych wyborów prezydenckich. Elity polityczne Zachodu oddychają z ulgą: rewolucję udało się zwekslować na tory instytucjonalne, gdzie niechybnie wygaśnie. Lecz oto zaraz pierwsza niespodzianka. Wojska wewnętrzne i milicja reagują na porozumienie tak, jakby oznaczało ono kapitulację Janukowycza. Pośpiesznie, wręcz w panice, dezerterują z pola walki, faktycznie pozbawiając reżim siłowej ochrony. Coraz więcej milicjantów przechodzi na stronę Majdanu.
Tymczasem Majdan ma poczucie, że skapitulowali przywódcy opozycji. W mroku ponad głowami ogromnego, bardzo wzburzonego tłumu, przez morze płomyków świec płyną trumny ze zwłokami zabitych. Arsenij Jaceniuk, Witalij Kłyczko i Ołeh Tiahnybok składają sprawozdanie z rokowań i bronią porozumienia. Majdan reaguje wrogą wrzawą. Przemawia Tiahnybok, starając się zapanować nad nastrojem mas. Przez tłum przedziera się komendant jednej z wielu kompanii samoobrony Majdanu, 27-letni Wołodymyr Parasiuk. Wbiega na podium, chwyta mikrofon i wygłasza bardzo krótkie, niezwykle emocjonalne przemówienie, które już po pierwszych zdaniach przechodzi do historii. „My nie należymy do żadnej organizacji, jesteśmy zwykłym ludem Ukrainy. (…) My, prości ludzie, mówimy do naszych polityków, którzy stoją za moimi plecami: żaden Janukowycz – żaden! – nie będzie cały rok prezydentem. Jutro do godziny 10 ma się wynieść!” Majdan grzmi, okazując entuzjastyczne poparcie. „Nasi przywódcy ściskają rękę temu zabójcy. Hańba!” „Hańba”, huczy tłum. „Jeśli jutro do godziny 10 nie wystąpicie z oświadczeniem, że Janukowycz ma się podać do dymisji, ruszymy do szturmu z bronią w ręku! Przysięgam!” [1]. Porozumienie sprzed kilku godzin właśnie diabli wzięli. Na wieść o tym, co dzieje się w resortach siłowych i na Majdanie, Janukowycz jeszcze przed północą ucieka śmigłowcem z Kijowa. Jego reżim upadł.

UKRAINE: THE OLIGARCHIC REBELLION IN THE DONBASS, by Zbigniew Marcin Kowalewski

IN TRE LINGUE (Francese, Inglese, Polacco)
IN THREE LANGUAGES (French, English, Polish)

Seventy-five people were killed on the Maidan in Kiev on February 20, 2014. The following day, Polish Foreign Minister Radoslaw Sikorski insists: “If you do not sign the agreement, you will have a state of war and the army in the streets. You will all be dead”. The foreign ministers of France and Germany echo his words. The trio of Ukrainian opposition leaders eventually fold under the pressure. Although they are very afraid of the reaction of the Maidan, they accept a deal with Yanukovych. He is to remain president until December – until the early presidential election. The Western political elites breathe a sigh of relief: the revolution is hijacked onto the institutional path, where it is sure to get bogged down. But immediately there is a first surprise. The troops of the Ministry of the Interior and the police are reacting to this agreement as if it was a capitulation by Yanukovych. At full speed, even panicking, they desert the battlefield, thereby depriving the regime of its security forces. More and more police go over to the side of Maidan.
At the same time, the Maidan considers that it is the leaders of the opposition who have capitulated. In the darkness, over the heads of a huge and very angry crowd, through this sea of flames from candles, float the coffins of those who have been killed. Arseniy Yatsenyuk, Vitali Klychko and Oleh Tiahnybok give an account of the negotiations and defend the agreement. The Maidan responds with a hostile uproar. Tiahnybok speaks, trying to control the state of mind of the masses. The commander of one of the self-defence companies of the Maidan, Volodymyr Parasiuk, aged 27, pushes his way through the crowd, goes up onto the stage, grabs the microphone and makes a short and very emotional speech that, from the first sentences, becomes part of history: “We are not members of any organization, we are just the people of Ukraine. (...) We, the simple people, say to our politicians who are there behind me: no Yanukovych – none! – will be president for the rest of the year. He must clear off before 10 a.m. tomorrow”. The Maidan thunders its applause, affirming its enthusiastic support. “Our leaders shook hands with this murderer. Shame!”. “Shame”, answers the crowd. “If by tomorrow 10 a.m. you do not present a declaration saying that Yanukovych must resign, we will go on the attack, weapons in hand! I swear!” [1]. The agreement signed a few hours before has just ceased to exist. Learning what is happening in his security forces and on the Maidan, Yanukovych flees Kiev by helicopter before midnight. His regime has collapsed.

UKRAINE : UNE RÉBELLION OLIGARCHIQUE DANS LE DONBASS, par Zbigniew Marcin Kowalewski

IN TRE LINGUE (Francese, Inglese, Polacco)
EN TROIS LANGUES (Français, Englais, Polonais)

Soixante-quinze personnes ont perdu la vie sur le Maïdan kievien le 20 février 2014. Le lendemain, le ministre polonais des affaires étrangères, Radoslaw Sikorski, insiste : « Si vous ne signez pas l’accord, vous aurez l’état d’exception et l’armée dans les rues. Vous serez morts tous ». Les ministres des affaires étrangères de France et d’Allemagne lui font écho. Le trio des dirigeants de l’opposition ukrainienne finit par plier sous cette pression. Bien qu’ils craignent le pire – ils ont très peur de la réaction du Maïdan – ils acceptent un accord avec Ianoukovytch. Il devra rester président jusqu’en décembre – jusqu’à l’élection présidentielle anticipée. Les élites politiques occidentales respirent : la révolution a pu être détournée sur la voie institutionnelle, où elle ne manquera pas de s’embourber. Mais immédiatement il y a une première surprise. Les troupes du ministère de l’Intérieur et la police réagissent à cet accord comme s’il s’agissait d’une capitulation de Ianoukovytch. À toute vitesse, paniquant même, elles désertent le champ de bataille, privant de fait le régime de ses forces de sécurité. De plus en plus de policiers passent du côté de Maïdan.
En même temps, le Maïdan considère que ce sont les dirigeants de l’opposition qui ont capitulé. Dans l’obscurité, au-dessus des têtes d’une foule immense et très en colère, au milieu d’une mer des flammes de bougies, les manifestants font défiler les cercueils avec les dépouilles des tués. Arseni Iatseniouk, Vitali Klytchko et Oleh Tiahnybok rendent compte des négociations et défendent l’accord. Le Maïdan réagit par un tollé hostile. Tiahnybok prend la parole, tentant de contrôler l’état d’esprit des masses. Le commandant d’une des compagnies d’autodéfense du Maïdan, Volodymyr Parassiouk, 27 ans, fend la foule, monte en courant sur le podium, s’empare du micro et prononce un court discours plein d’émotion qui, dès les premières phrases, passera dans l’histoire : « Nous ne sommes membres d’aucune organisation, nous sommes simplement le peuple d’Ukraine. (…) Nous, les gens simples, nous disons à nos politiciens qui sont là, derrière moi : aucun Ianoukovytch – aucun ! – ne sera président pendant toute l’année. Il doit foutre le camp avant demain 10 heures ! ». Le Maïdan tonne, affirmant son soutien enthousiaste. « Nos dirigeants serrent la main de cet assassin. Honte ! ». « Honte », clame la foule. « Si d’ici demain 10 heures vous ne présentez pas une déclaration disant que Ianoukovytch doit démissionner, nous passerons à l’assaut les armes à la main ! Je le jure ! » [1]. L’accord signé il y a quelques heures vient de partir en fumée. Apprenant ce qui se passe dans ses forces armées et sur le Maïdan, Ianoukovytch s’enfuit de Kiev avant minuit, en hélicoptère. Son régime vient de s’effondrer.

giovedì 19 febbraio 2015

SOLLEVARE LO SGUARDO, OLTRE, di Gualtiero Via

Una premessa
Il tentativo di "importare" l'esperienza Tsipras in Italia a quasi un anno di distanza può dirsi più o meno fallito. Ora, a chi si sta impegnando con serietà con L'Altra Europa questo sembrerà probabilmente un giudizio ingeneroso, ma io credo che un progetto nuovo vada valutato in base alle necessità. Chi vuole si potrà accontentare, ma non è molto serio. Le necessità sono molto, molto al di là dei limiti che stanno relegando il progetto italiano "L'Altra Europa" a una funzione pressoché irrilevante.
Ci vogliono sicuramente più ambizione, più competenza, più radicalità, più attitudine all'azione e alla comunicazione efficaci. Se non fossero bastate le riserve con cui le due forze partitiche organizzate (Sel e Rifondazione) vi presero parte, l'incertezza e debolezza intrinseca della leadership hanno fatto il resto.
È anche dalla presa d'atto dei gravi limiti del progetto "L'Altra Europa" (progetto nel quale mi ero impegnato al suo sorgere, come sanno alcuni dei destinatari di queste riflessioni) che ho deciso di proporre i punti di riflessione che seguono.
È più importante guardare alla situazione generale - italiana e internazionale. L'economia, le tensioni internazionali (citiamo terrorismo "islamista" e Ucraina, ma la lista è lunga - come tacere per esempio la Nigeria e la Palestina?) e l'immigrazione si confermano come i terreni più delicati - in merito ai quali si addensano i pericoli più gravi. Non da soli, anche qui: il versante delle cosiddette riforme (dalla legge elettorale a quelle sul lavoro) non è meno importante.

RED UTOPIA ROJA - Principles / Principios / Princìpi / Principes / Princípios

a) The end does not justify the means, but the means which we use must reflect the essence of the end.

b) Support for the struggle of all peoples against imperialism and/or for their self determination, independently of their political leaderships.

c) For the autonomy and total independence from the political projects of capitalism.

d) The unity of the workers of the world - intellectual and physical workers, without ideological discrimination of any kind (apart from the basics of anti-capitalism, anti-imperialism and of socialism).

e) Fight against political bureaucracies, for direct and councils democracy.

f) Save all life on the Planet, save humanity.

(January 2010)

* * *

a) El fin no justifica los medios, y en los medios que empleamos debe estar reflejada la esencia del fin.

b) Apoyo a las luchas de todos los pueblos contra el imperialismo y/o por su autodeterminación, independientemente de sus direcciones políticas.

c) Por la autonomía y la independencia total respecto a los proyectos políticos del capitalismo.

d) Unidad del mundo del trabajo intelectual y físico, sin discriminaciones ideológicas de ningún tipo, fuera de la identidad “anticapitalista, antiimperialista y por el socialismo”.

e) Lucha contra las burocracias políticas, por la democracia directa y consejista.

f) Salvar la vida sobre la Tierra, salvar a la humanidad

(Enero de 2010)

* * *

a) Il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi che impieghiamo dev’essere riflessa l’essenza del fine.

b) Sostegno alle lotte di tutti i popoli contro l’imperialismo e/o per la loro autodeterminazione, indipendentemente dalle loro direzioni politiche.

c) Per l’autonomia e l’indipendenza totale dai progetti politici del capitalismo.

d) Unità del mondo del lavoro mentale e materiale, senza discriminazioni ideologiche di alcun tipo (a parte le «basi anticapitaliste, antimperialiste e per il socialismo.

e) Lotta contro le burocrazie politiche, per la democrazia diretta e consigliare.

f) Salvare la vita sulla Terra, salvare l’umanità.

(Gennaio 2010)

* * *

a) La fin ne justifie pas les moyens, et dans les moyens que nous utilisons doit apparaître l'essence de la fin projetée.

b) Appui aux luttes de tous les peuples menées contre l'impérialisme et/ou pour leur autodétermination, indépendamment de leurs directions politiques.

c) Pour l'autonomie et la totale indépendance par rapport aux projets politiques du capitalisme.

d) Unité du monde du travail intellectuel et manuel, sans discriminations idéologiques d'aucun type, en dehors de l'identité "anticapitaliste, anti-impérialiste et pour le socialisme".

e) Lutte contre les bureaucraties politiques, et pour la démocratie directe et conseilliste.

f) Sauver la vie sur Terre, sauver l'Humanité.

(Janvier 2010)

* * *

a) O fim não justifica os médios, e os médios utilizados devem reflectir a essência do fim.

b) Apoio às lutas de todos os povos contra o imperialismo e/ou pela auto-determinação, independentemente das direcções políticas deles.

c) Pela autonomia e a independência respeito total para com os projectos políticos do capitalismo.

d) Unidade do mundo do trabalho intelectual e físico, sem discriminações ideológicas de nenhum tipo, fora da identidade “anti-capitalista, anti-imperialista e pelo socialismo”.

e) Luta contra as burocracias políticas, pela democracia directa e dos conselhos.

f) Salvar a vida na Terra, salvar a humanidade.

(Janeiro de 2010)