L’associazione Utopia rossa lavora e lotta per l’unità dei movimenti rivoluzionari di tutto il mondo in una nuova internazionale: la Quinta. Al suo interno convivono felicemente - con un progetto internazionalista e princìpi di etica politica - persone di provenienza marxista e libertaria, anarcocomunista, situazionista, femminista, trotskista, guevarista, leninista, credente e atea, oltre a liberi pensatori. Non succedeva dai tempi della Prima internazionale.

martedì 30 settembre 2014

SUR L’ACTUALITÉ INTERNATIONALE, par James Petras

(interviewé par Johnson Bastidas)

Nous avons rencontré le Professeur James Petras, sociologue étasunien, professeur émérite de l'Université de l’État de New York à Binghamton, intellectuel de gauche, qui a accepté de répondre à nos questions sur l’actualité internationale. Son analyse ne laisse pas indifférent à certaines courantes de la gauche et bien sûr à la droite plus récalcitrante. Le professeur Petras est un intellectuel engagé, qui soutient les mouvements sociaux en Amérique Latine avec lesquels, il entretient des rapports très étroits. A quelques jours de sa visite en Suisse, invité par le mouvement social colombien, la « Marcha Patriotica», voici ses réponses :

JB) Professeur Petras, tout d’abord, nous vous remercions de répondre à nos questions. Nous savons que vous êtes très critique concernant les Ongs, en quoi consiste cette critique et pour quelle raison celle-ci est-elle importante pour les mouvements sociaux ?
JP) En premier lieu, la plupart de ces Ongs, surtout les plus grandes, ne sont pas non gouvernementales, car son financement dépend de certains gouvernements de l’Europe et des Usa, leurs agendas de travail sont fixés par ces gouvernements.  En second lieu, ces liens ont contribué à la privatisation de certaines prestations et des services publics. En troisième lieu, les petites Ongs qui n’ont pas de liens avec des gouvernements ont, par exemple, des dynamiques d’auto-aide, qui sont en réalité de l’auto exploitation et ne contribuent pas à l’organisation de la population pour demander ses droits. Au contraire, cette dynamique exempte les gouvernements de leurs responsabilités avec l’argent public et l’argent de nos impôts. En quatrième lieu, les Ongs n’ont pas de base sociale populaire, elles deviennent des organisations de petites élites qui reproduisent des formes de leadership par cooptation et pas pour l’élection donc pas une vraie représentation de la communauté. Ces leaders n’obéissent pas à la communauté, ils sont, en un mot; des bureaucrates.

domenica 28 settembre 2014

150° ANNIVERSARIO DELL’ASSOCIAZIONE INTERNAZIONALE DEI LAVORATORI, di Pier Francesco Zarcone

Riflessione sul contrasto Marx/Bakunin

La I Internazionale (il suo nome esatto era Associazione Internazionale dei Lavoratori) fu costituita a Londra il 28 settembre del 1864 da sindacalisti britannici e francesi e da esponenti dell’emigrazione rivoluzionaria europea dell’epoca[1], a margine di un incontro per la difesa dell’indipendenza polacca. Dietro questa occasionalità, peraltro, esisteva l’ormai maturata consapevolezza dell’ineludibile esigenza di dare vita a un’organizzazione unitaria del proletariato che, al di là delle barriere nazionali, si contrapponesse all’internazionale sfruttamento capitalista. Che ancor prima di quell’atto fondativo la correlativa idea fosse già nell’aria, lo dimostrano le varie «leghe», «società» e «federazioni», palesi o segrete, e sovente effimere, sorte in precedenza e con prospettive palesemente transnazionali.
Il progressivo radicalizzarsi dello scontro sociale - nelle aree in cui la rivoluzione borghese o si era ben affermata o si andava sviluppando – e la crescente consapevolezza dell'inconciliabilità degli interessi di classe proletari con quelli borghesi, facevano sì che dall’originario associazionismo operaio di tipo assistenziale/solidaristico (in fondo innocuo per i padroni) si andassero sviluppando forme di agglutinazione maggiormente idonee all’innalzarsi del livello di scontro; e parallelamente negli ambienti delle società operaie aumentasse l’attenzione per i problemi economici e politici. Così alla fase di resistenza – implicante la contrattazione dei minimi salariali e la lotta ai licenziamenti – si andò accompagnando la spinta all’abbattimento del sistema socio/economico. Da qui il successo dell’Internazionale, su un terreno in cui l’associazionismo operaio assumeva caratteristiche sociali e anche politiche più radicali. Tant’è che varie organizzazioni sindacali di categoria si trasformarono in sezioni dell'Internazionale.

A 150 AÑOS DE LA FUNDACIÓN DE LA PRIMERA INTERNACIONAL, por Claudio Albertani

Un día como hoy de hace 150 años en Saint Martin's Hall, Londres, un grupo de trabajadores de diferentes países fundaron la Asociación Internacional de los Trabajadores también conocida como Primera Internacional. Era un conglomerado heterogéneo de sindicalistas ingleses, mutualistas franceses, nacionalistas italianos y comunistas alemanes. Entre los presentes se encontraban algunos conocidos exilados: el sastre Georg Eccarius, el relojero Hermann Jung, Adolfo Wolff, agente de Mazzini y Carlos Marx, “obrero del pensamiento”. Los participantes acordaron luchar juntos por la emancipación del proletariado y celebrar congresos periódicos, bajo la coordinación de un Consejo General, con sede en Londres. Presente en el estrado, Marx no habló, pero fue nombrado secretario para Alemania e incluido en una subcomisión encargada de redactar un manifiesto y los estatutos. El acontecimiento pasó en gran parte desapercibido. El propio Marx no sospechó que la AIT habría de convertirse en la primera organización mundial del proletariado militante, ya que se tardó más de un mes para informar a Engels sobre el tema. Tampoco imaginó que daría origen a las principales corrientes del movimiento obrero: la que lleva su propio nombre, la socialdemocracia, el anarquismo y el sindicalismo. Sabemos, por otra parte, que Miguel Bakunin -el padre del movimiento libertario organizado- no participó en esta fase inicial, a pesar de que por los mismos días se encontraba en Londres, en donde tuvo un encuentro sumamente cordial con Marx. Lo cierto es que ninguno de los dos personajes desempeño un papel significativo en la creación de la AIT, misma que, como señalan ambos, se debe al proceso de auto-organización de la clase obrera europea y no al genio iluminado de algún dirigente. Tomo nota de que150 años después, el acontecimiento sigue pasando desapercibido. Nadie entre los encumbrados intelectuales izquierdistas de nuestro país ha gastado siquiera una palabra para conmemorar el acontecimiento.

Nella diffusione e/o ripubblicazione di questo articolo si prega di citare la fonte: www.utopiarossa.blogspot.com

sabato 27 settembre 2014

PUNTO DELLA SITUAZIONE n. 1

(Non-convegno di Sesta Godano)
[Foto Pino Bertelli]


In occasione dei 20 anni dalla morte di Guy Debord, venerdì 19 settembre si è svolto presso la Sala Consiliare del Comune di Sesta Godano (SP) un incontro situazionista.
Con la presidenza di Roberta Biasotti e la presenza dell’Assessore alla cultura Davide Calabria, sono intervenuti studiosi e attivisti delle avanguardie di varia provenienza che hanno discusso sulle teorie e pratiche situazioniste: Giorgio Amico, Pino Bertelli, Roberto Massari, Sandro Ricaldone, Antonio Saccoccio, Alessandro Scuro. All’ultimo momento non sono potuti intervenire Michele Nobile (che ha inviato un testo che in parte è stato letto) e Donatella Alfonso.
L’incontro, lungi dall’essere un’erudita dissertazione, si è presto trasformato in un vivace dibattito sull’attualità delle teorie debordiane. Bertelli, Saccoccio e Massari, in particolare, hanno sottolineato la necessità di continuare a sviluppare alcune intuizioni di Debord e di altri situazionisti. La spettacolarizzazione del reale e lo «slittamento generalizzato dell’avere nell’apparire» (Tesi 17 de La società dello spettacolo) sono oggi dati di fatto.

giovedì 25 settembre 2014

SULLA FOTOGRAFIA DELLE MATITE SPEZZATE, di Pino Bertelli

«Non è un peso, è mio fratello»





ai miei nipotini Alessandro e Giacomo,
perché sanno amare il diverso da sé e dicono che è ingiusto che da qualche parte nel mondo
altri bambini giocano solo con le stelle e tirano la coda alla luna,
senza nemmeno più piangere tra la la sporcizia, la fame e la violenza...



“Quando tu guarderai il cielo, la notte, visto che io abiterò in una di esse, visto che io riderò in una di esse, allora sarà per te come se tutte le stelle ridessero. Tu avrai, tu solo, delle stelle che sanno ridere!" E rise ancora. "E quando ti sarai consolato (ci si consola sempre), sarai contento di avermi conosciuto. Sarai sempre il mio amico. Avrai voglia di ridere con me. E aprirai a volte la finestra, così, per il piacere... E i tuoi amici saranno stupiti di vederti ridere guardando il cielo. Allora tu dirai: "Sì, le stelle mi fanno sempre ridere!" e ti crederanno pazzo”.
Antoine de Saint - Exupery

Quando ero bambino, mio padre mi insegnò a non piegare mai la testa di fronte alla cattiveria e non scendere mai così in basso tanto da odiare una persona... Un uomo — era solito dire — ha il diritto di guardare un altro uomo dall’alto, soltanto per aiutarlo ad alzarsi.

mercoledì 24 settembre 2014

lunedì 22 settembre 2014

OBAMA CONTRO L’ISIS: NE SONO CONVINTI IN POCHI, di Pier Francesco Zarcone

Isis: che fare?

L’improvvisa irruzione dei jihadisti di al-Baghdadi ha dato corso a una diffusa prassi di massacro delle minoranze religiose, di barbare esecuzioni, di vendita di schiave non-musulmane o sciite sulla pubblica piazza, di stupri e matrimoni forzati, nonché di cancellazione dei più elementari diritti della persona. Il tutto con la abominevole scusa della religione (vecchio motivo del fanatismo “religioso” sotto tutti i cieli), quand’anche nulla di cio abbia a che fare con i precetti coranici riguardanti il piccolo jihad (quello grande, e di maggior valore, è lo sforzo umano per essere spiritualmente graditi a Dio). Il “califfo” e i suoi tagliagole sono portatori di una sanguinaria religione dell’odio fatta di crudeltà e sadismi pianificati, a cui si deve contrapporre un’indignazione - senza se e ma - che si concretizzi in reazioni effettive e idonee a eliminare questo fenomeno, perché qui rientra in ballo con tutta la sua drammaticità il vecchio dilemma “civiltà o barbarie”.
Purtroppo, ad avere la maggior risonanza mediatica, più dei massacri di massa, sono state le rozze - e quindi atroci - decapitazioni filmate di tre ostaggi occidentali (due statunitensi e uno britannico); due episodi orrendi che già da soli basterebbero a invocare la distruzione dell’Isis. Comunque ancora una volta emerge il latente razzismo bianco, in quanto la vita di tre appartenenti al Primo Mondo mantiene una valenza maggiore rispetto alle vite di migliaia e migliaia di esseri umani un po’ più abbronzati. Questo lapsus etico non muta di certo i termini del problema centrale: l’Isis - in fase di strutturazione addirittura come Stato – è una maxi-organizzazione criminale che le pratiche abituali di uccisione massiccia di esseri umani indifesi, utilizzate come strumento di terrore, privano di ogni dignità politica e morale, rendendone la distruzione un’esigenza di igiene mondiale. Sono in gioco ulteriori vite di innocenti su cui incombe un massacro ben lungi dall’essere concluso; e questo - checché ne possano pensare gli “immacolati” di una certa sinistra residuale – richiede il ricorso a ogni mezzo possibile, anche in nome di un grande dimenticato: l’umanesimo rivoluzionario.

sabato 20 settembre 2014

PARA LEER AL FUNDAMENTALISMO ISLÁMICO, por Marcelo Colussi

I

"Miente, miente, miente, que siempre algo queda", decía el Ministro de Comunicación del régimen nazi Joseph Goebbels. La lección la aprendieron a la perfección los estrategas estadounidenses. Hoy por hoy asistimos a una monumental maquinaria mediática que ha entronizado el siempre impreciso y mal definido "fundamentalismo islámico" como una nueva plaga bíblica. Pero rápidamente, antes de entrar en el análisis de ese fenómeno, tomemos la indicación que hace Noam Chomsky al analizar las estrategias de manipulación propagandística en boga. Entre alguna de ellas comenta la siguiente: "Crear problemas y después ofrecer soluciones. Este método también es llamado "problema-reacción-solución". Se crea un problema, una “situación” prevista para causar cierta reacción en el público, a fin de que éste sea el mandante de las medidas que se desea hacer aceptar. Por ejemplo: dejar que se desenvuelva o se intensifique la violencia urbana, u organizar atentados sangrientos, a fin de que el público sea el demandante de leyes de seguridad y políticas en perjuicio de la libertad". Con esto queremos significar que mucho, una gran parte de lo que actualmente pensamos en términos de cosmovisión político-ideológica, nuestra visión de la sociedad global, tiene que ver con las mentiras pergeñadas por grandes poderes. La manipulación mediática tiene un papel decisivo en esto. Se ven como "problemas" cosas que, en realidad, han sido fabricadas como tales.
Entrando ahora a considerar el tema del supuesto "fundamentalismo islámico", ante todo es necesario hacer dos precisiones preliminares: por un lado debe aclararse que el presente escrito está hecho por un occidental y dirigido, fundamentalmente, a occidentales. Es importante decirlo porque el fenómeno a estudiar está lejos de nuestra cotidianeidad, de nuestro ámbito de intereses inmediato, y por tanto –es obligado reconocerlo– guardamos con él una cierta distancia, lo cual puede ser "científicamente sano", pero también nos coloca en la situación de estar ante algo bastante desconocido: hablaremos desde nuestra cosmovisión sobre otra cosmovisión que no nos es familiar. Por otro lado, lo que aquí presentamos pretende ser, básicamente, una lectura política de un fenómeno que comporta diversas e intrincadas facetas: políticas y también sociales, psicológicas, históricas, lo que nos alerta, desde el primer momento, de lo puntual del análisis propuesto: estamos hablando de una cara de un problema infinitamente complicado. Es decir: hablamos en términos políticos y como occidentales de un proceso no occidental y más complejo que lo sólo político. Queda claro entonces: intentaremos hacer una lectura del fenómeno en tanto producto semiótico salido de usinas ideológicas (occidentales, de más está decir).

RED UTOPIA ROJA - Principles / Principios / Princípi / Principes / Princípios

a) The end does not justify the means, but the means which we use must reflect the essence of the end.

b) Support for the struggle of all peoples against imperialism and/or for their self determination, independently of their political leaderships.

c) For the autonomy and total independence from the political projects of capitalism.

d) The unity of the workers of the world - intellectual and physical workers, without ideological discrimination of any kind (apart from the basics of anti-capitalism, anti-imperialism and of socialism).

e) Fight against political bureaucracies, for direct and councils democracy.

f) Save all life on the Planet, save humanity.

(January 2010)

* * *

a) El fin no justifica los medios, y en los medios que empleamos debe estar reflejada la esencia del fin.

b) Apoyo a las luchas de todos los pueblos contra el imperialismo y/o por su autodeterminación, independientemente de sus direcciones políticas.

c) Por la autonomía y la independencia total respecto a los proyectos políticos del capitalismo.

d) Unidad del mundo del trabajo intelectual y físico, sin discriminaciones ideológicas de ningún tipo, fuera de la identidad “anticapitalista, antiimperialista y por el socialismo”.

e) Lucha contra las burocracias políticas, por la democracia directa y consejista.

f) Salvar la vida sobre la Tierra, salvar a la humanidad

(Enero de 2010)

* * *

a) Il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi che impieghiamo dev’essere riflessa l’essenza del fine.

b) Sostegno alle lotte di tutti i popoli contro l’imperialismo e/o per la loro autodeterminazione, indipendentemente dalle loro direzioni politiche.

c) Per l’autonomia e l’indipendenza totale dai progetti politici del capitalismo.

d) Unità del mondo del lavoro mentale e materiale, senza discriminazioni ideologiche di alcun tipo (a parte le «basi anticapitaliste, antimperialiste e per il socialismo.

e) Lotta contro le burocrazie politiche, per la democrazia diretta e consigliare.

f) Salvare la vita sulla Terra, salvare l’umanità.

(Gennaio 2010)

* * *

a) La fin ne justifie pas les moyens, et dans les moyens que nous utilisons doit apparaître l'essence de la fin projetée.

b) Appui aux luttes de tous les peuples menées contre l'impérialisme et/ou pour leur autodétermination, indépendamment de leurs directions politiques.

c) Pour l'autonomie et la totale indépendance par rapport aux projets politiques du capitalisme.

d) Unité du monde du travail intellectuel et manuel, sans discriminations idéologiques d'aucun type, en dehors de l'identité "anticapitaliste, anti-impérialiste et pour le socialisme".

e) Lutte contre les bureaucraties politiques, et pour la démocratie directe et conseilliste.

f) Sauver la vie sur Terre, sauver l'Humanité.

(Janvier 2010)

* * *

a) O fim não justifica os médios, e os médios utilizados devem reflectir a essência do fim.

b) Apoio às lutas de todos os povos contra o imperialismo e/ou pela auto-determinação, independentemente das direcções políticas deles.

c) Pela autonomia e a independência respeito total para com os projectos políticos do capitalismo.

d) Unidade do mundo do trabalho intelectual e físico, sem discriminações ideológicas de nenhum tipo, fora da identidade “anti-capitalista, anti-imperialista e pelo socialismo”.

e) Luta contra as burocracias políticas, pela democracia directa e dos conselhos.

f) Salvar a vida na Terra, salvar a humanidade.

(Janeiro de 2010)