L’associazione Utopia rossa lavora e lotta per l’unità dei movimenti rivoluzionari di tutto il mondo in una nuova internazionale: la Quinta. Al suo interno convivono felicemente - con un progetto internazionalista e princìpi di etica politica - persone di provenienza marxista e libertaria, anarcocomunista, situazionista, femminista, trotskista, guevarista, leninista, credente e atea, oltre a liberi pensatori. Non succedeva dai tempi della Prima internazionale.

lunedì 13 ottobre 2014

JERSEY BOYS (Clint Eastwood, 2014) , di Pino Bertelli

«C'erano tre modi per uscire dal quartiere: entravi nell'esercito e magari finivi
ucciso; diventavi mafioso e magari finivi ammazzato; o diventavi famoso».
da Jersey Boys (2014) di Clint Eastwood


I. L’ispettore Callaghan balla (male) a Broadway
Il cinema nel suo insieme, quello hollywoodiano specialmente, è una baracconata per iloti o critici incompresi dove — da sempre — un regista o una star valgono quanto ha incassato il loro ultimo film... sfuggire al mercato, va detto, significa evitare di apparire là dove esso organizza la messinscena dei suoi riti, autocelebrazioni e autocompiacimenti... chiamarsi fuori da festival, rassegne, televisioni, convegni... dove NON si parla di cinema come strumento di decostruzione dell’identico e del conforme, dove il crimine politico ha sempre una sua giustificazione... significa disertare l’idiozia mercantile che devasta tutto al suo passaggio e opporre una visione radicale libertaria che denuda la soggezione degli sguardi e passa dalla critica velinara asfissiante a una critica di resistenza e insubordinazione.
Il solo cinema buono è quello che mangia l’anima alla cultura dell’ostaggio... il cinema che affabula il rifiuto puro e semplice di ogni forma di comunicazione dogmatica, intollerante, irragionevole e promuove un cinema dei fatti, dei valori, delle diversità... respinge l’arte del cinema nel negativo che la abita e inserisce i film del disagio, della gioia o della bellezza liberata in una rivoluzione estetica che rifiuta la stupidità a favore dell’eresia. Il cinema che ha cessato di resistere deve essere offeso, sostituito da un cinema che resisterà.
L’utopia è di quelle forti... tuttavia per chi come noi è stato allevato nella pubblica via e cresciuto tra le seggioline e l’odore di petrolio dei cinema di periferia... non ha mai smesso di sognare che un giorno arrivano i Sioux e scalpano il generale Custer come si deve. Ogni arte ha i suoi teatri... ma nessuna arte ha un qualche valore se viene compresa, recuperata e poi sistemata in fondazioni bancarie e replicata per i centri commerciali. Le folle invocano il padrone che dà loro la parola solo il giorno delle elezioni... poi le relega in una miseria atavica fino all’inedia... sino a quando, s’intende, l’odio affilato di minoranze insorte contro ogni forma di potere, torna ad illuminare l’inverno dei nostri scontenti e la fa finita con la “sinistra al caviale” e i simulacri della società consumerista. “I simulacri dell’arte abbondano quando l’arte vera fa difetto” (Dalmazio, nipote di Costantino I, ucciso nelle purghe di potere nel 337). In un pianeta devastato dal mercato neoliberista, dalla finanza criminale, dalla politica corrotta... l’uomo in rivolta resta l’uomo del no!, che mostra un comportamento, uno stile di vita, un temperamento e rifiuta tanto di obbedire quanto di ordinare... l’uomo in rivolta è colui che fa della propria vita libertaria un’opera d’arte.

domenica 12 ottobre 2014

12 DE OCTUBRE: ¿DESCUBRIMIENTO O GENOCIDIO?, por Nechi Dorado

Imagen de Inti Maleywa
“Atahualpa semilla de dignidad”
Mantener viva la memoria es mantener viva la dignidad.

“¿Lograremos exterminar a los indios? Por los salvajes de América siento una invencible repugnancia sin poderlo remediar. Esa canalla no son más que unos indios asquerosos a quienes mandaría colgar ahora si reapareciesen. Lautaro y Caupolicán son unos indios piojosos, porque así son todos. Incapaces de progreso, su exterminio es providencial y útil, sublime y grande. Se los debe exterminar sin ni siquiera perdonar al pequeño, que tiene ya el odio instintivo al hombre civilizado”.
Domingo Faustino Sarmiento. El Nacional, 25 nov. 1876

Así  pensaba el  presidente de Argentina durante el período 1868-1874, Domingo Faustino Sarmiento, docente, político, escritor y considerado, además, estadista, quien a la vez fuera homenajeado en 1947 por la Conferencia Interamericana de Educación que estableció como Día Panamericano del Maestro el 11 de septiembre (1888), fecha de su fallecimiento.
Este  político defensor a ultranza de la pureza racial, fue uno de los tantos reproductores de una ideología perversa, estigmatizadora de nuestros aborígenes reproduciendo desde la subjetividad explícita las más repugnantes teorías que aún en la actualidad muchos mantienen pero de la que otros pudimos ir zafando basados en la objetividad y el respeto por los primeros habitantes de Nuestramérica.
Año 1492  o más o menos: No había Internet ni correo,  tampoco periodistas ni escritores que relataran los horrores que comenzarían a ejecutar en nombre de la fe, la evangelización, el desarrollo, la ¡civilización!
A sangre y fuego, como corresponde actuar cuando se invade, unificando a la cruz con la espada criminal como símbolos innegables del espanto.
Con el correr del tiempo, de las naves y de la vergüenza, comenzaron a mutar hasta las palabras, accediéndose a otras definiciones, por ejemplo, comenzaron a hablar de descubrimiento cuando debía hablarse de invasión. In-va-sión,  directamente, sin vueltas ni tapujos.
Al arribar los colonizadores empujados por el crimen, encontraron hombres, mujeres, niños, animales y riquezas sobre la superficie de estas tierras prósperas que habrían de ser saqueadas impunemente.

venerdì 10 ottobre 2014

GUATEMALA: LA POLÍTICA NO ES “COSA DE LOCOS”… ¿O SÍ?, por Marcelo Colussi

10 de octubre: Día Mundial de la Salud Mental
Liga Guatemalteca de Higiene Mental

“Locura” no es un término científico. Si bien es cierto que se asocia inmediatamente con la siempre mal definida idea de “enfermedad mental”, hay que hay notar que es, en todo caso, una designación de signo ideológico que sirve para marcar, para etiquetar, para sacarse de encima lo que molesta a la “sana” normalidad. Proviene del latín “locus”: lugar, significando entonces –jugando un poco con la semántica–: “el que está en un lugar determinado, que no es el lugar correcto”. Padecer “locura”, estar “loco”, entonces, sería no sólo haber perdido el sano juicio sino ocupar un lugar de exclusión. Y, por supuesto, ahí entra de todo un poco, desde psicóticos alucinados a marginales varios, desde “inmorales” de toda laya hasta todo aquel que la “sana” conciencia ve como raro, peligroso, un atentado al orden y las buenas costumbres.
“Los pueblos tienen los gobiernos que se merecen”, se ha dicho por allí, frase que levanta las más enconadas reacciones. En todo caso, hay que situar la aseveración: la clase política es una expresión de la dinámica social. No es que, como pueblo, nos merezcamos “corruptos y ladrones”. Sucede, en todo caso, que los políticos profesionales que supuestamente representan a las grandes mayorías son una expresión –¿un síntoma?– de cómo funciona la sociedad en su base.
Hay que partir entonces por entender qué es la política. Tal como están las cosas, vale la mordaz definición de Paul Valéry: “Es el arte de impedir que la gente se entrometa en lo que realmente le atañe”. Y deberíamos agregar: “haciéndole creer que decide algo”. La política en manos de una casta profesional de políticos termina siendo en muchos casos una perversa expresión de manipulación de los grupos de poder, lo cual no tiene nada que ver con la repetida idea de democracia. Aunque votemos cada cierto tiempo, las reales relaciones de poder van por otro lado, no se deciden en una urna. ¿Quién está “loco”: el político, el que lo elige, la sociedad en su conjunto?
Este Día Mundial de la Salud Mental puede ser propicio para abrirnos algunas preguntas sobre todo esto, porque… sin dudas, mucho de lo que pasa en el plano político es “cosa de locos”.

giovedì 9 ottobre 2014

IL PARADIGMA NEL SINISTRESE, di Roberto Massari

«Ehi! Sei a bravo a fare della psicoanalisi!»
«Non è psicoanalisi, ma paradigma cognitivo-comportamentale»
Carissimo,
giorni fa avevo cominciato a scrivere un testo per ridicolizzare l’impiego così alla moda del termine «paradigma» e dell’aggettivo «paradigmatico» - che, se possibile, trovo ancor peggiore.
Mi aveva stimolato la recente lettura di alcuni libri e di articoli pubblicati in alcuni siti dove il vezzo si annida in modo particolare. Ma in realtà sono state solo gocce che hanno fatto traboccare il vaso: da un bel po’ di tempo, infatti, non ne potevo più di questa ennesima ridicolaggine, di questo ennesimo sotterfugio linguistico che ormai spadroneggia all’interno del sinistrese. La sua funzione di riempitivo conformistico e di palliativo rassicurante per un mondo di pseudointellettuali privi di una salda formazione teorica (e linguistica) è molto evidente. E l’insicurezza di chi impiega il termine è pari al tono intimidatorio con cui esso viene pronunciato o al tono di ammiccante complicità con cui viene scritto («Tu ed io sappiamo cosa intendo dire, vero?»).
Ma sbalordisce, ancora una volta, il fatto che chi si riempie la bocca col «paradigma» sembra molto fiero di farlo. A volte dà l’impressione di considerarsi il primo o uno tra gli eletti che sono in grado di ricorrervi, dimentico di tutti gli altri termini più o meno astrusi arrivati e passati di moda nel sinistrese, venerati e diffusi a man larga dai precedenti greggi di pseudointellettuali o aspiranti tali.
Probabilmente dovrò tornarvi sopra, ma per ora mi son dovuto fermare quando mi sono reso conto che rischiavo di andare oltre la presa in giro e lo sfogo (le uniche cose che in quel momento mi stavano a cuore).
In realtà, per proseguire avrei dovuto distinguere nettamente l’impiego del termine in sinistrese da parte di chi è affascinato dall’aspetto fonetico - se lo reciti ad alta voce, ti accorgi che riempie la bocca alla grande e per ben due volte, mentre ancor più impressionante foneticamente è l’esasillabo «pà-ra-dig-mà-ti-co» - rispetto a chi invece gli ha attribuito altri significati all’interno della comunità filosofico-scientifica (Thomas Kuhn in primo luogo e in epoca moderna, ma in formulazione teorica almeno del 1962 - La struttura delle rivoluzioni scientifiche - dove s’intende per paradigma «una costellazione che comprende globalmente leggi, teorie, applicazioni e strumenti e che fornisce un modello che dà origine a una particolare tradizione di ricerca scientifica dotata di una sua coerenza»).

mercoledì 8 ottobre 2014

ERDOĞAN: UN AMBIGUO GIOCO RIVELATORE, di Pier Francesco Zarcone

Erdoğan, il neo-ottomano
In un primo momento Ankara si era rifiutata di partecipare alla coalizione di Obama, pur fornendo assistenza logistica e uso delle basi aeree. In seguito, dietro pressioni statunitensi, il governo turco (cioè Erdoğan) si è fatto autorizzare dal Parlamento per l’utilizzo, se necessario, di truppe in Iraq e Siria. Cosa sgraditissima sia alle opposizioni turche (di recente in un’intervista al quotidiano Hürriyet il leader del partito kemalista, Kiliçdaroğlu, si è espresso in tal senso) sia ai governi di Damasco e di Teheran, trattandosi di aggressione, per mancanza di accordi con Siria e Iraq. Quindi, un governo che finora ha fornito ai jihadisti supporto logistico, rifornimenti, assistenza sanitaria sul suolo turco e che consente loro di contrabbandare attraverso la Turchia petrolio siriano a prezzi stracciati (dai 25 ai 60 $ al barile, invece dei circa 100 del prezzo di mercato), è sembrato scendere sul piede di guerra contro i suoi stessi assistiti. Paradossi orientali? Non è detto.
L’intervento turco finora si è limitato alla passiva esibizione di carri armati e di circa 10.000 soldati alla frontiera con la Siria, nonché all’attivissima repressione dei curdi desiderosi di unirsi ai peshmerga che resistono a Kobane, poco aiutati dalla stessa coalizione contro l’Isis - malamente combinata  da Obama (con Arabia Saudita ed Emirati Arabi anch’essi noti foraggiatori dei jihadisti che Washington dice di combattere).
Ankara non vuole, ma se volesse dare una mano ai difensori di Kobane, potrebbe farlo senza che un solo soldato turco calchi il suolo siriano. Dal momento che questa città è praticamente sul confine, si potrebbero martellare con l’artiglieria le postazioni dell’Isis. Ma aiutare dei curdi non rientra nei progetti di  Erdoğan.

martedì 7 ottobre 2014

COMUNICATO SUL 16° INCONTRO ANNUALE DELLA FONDAZIONE GUEVARA (in Italiano, Français, Español, English, Português)

(Foto Pino Bertelli)


16° INCONTRO ANNUALE DELLA FONDAZIONE GUEVARA A VENEZIA

Sabato 4 ottobre si è svolto il 16° incontro annuale della Fondazione Guevara, a Venezia (Giudecca) presso il circolo Arci «Food & Art», organizzato da Fabio De Cassan e Antonio Marchi.
Il tema di questo anno - «il Che nel cinema» - è stato introdotto dal critico cinematografico Pino Bertelli di Piombino. David Kunzle (University of California - Los Angeles) ha parlato del Che nel teatro e Roberto Massari del Che nei documentari.
Il dibattito è stato intenso e interessante, e ovviamente si è concentrato sui due film più noti (di Salles e di Soderbergh). Tra gli altri e le altre sono intervenute Giuliana Grando (Associazione Italia-Cuba di Venezia) e Antonella Marazzi (segretaria di redazione dei Quaderni della Fondazione). Erano presenti Nicoletta Doné (nipote di Gino Doné) e Luigino Bardellotto (il più grande collezionista al mondo di manifesti cubani, che ha esposto nella sala alcuni suoi manifesti sul Che).
È stato presentato il Quaderno della Fondazione Guevara n. 9 ed è stato dato appuntamento per il 17° incontro (sabato 3 ottobre 2015) a Los Angeles nei locali della UCLA: tema probabile «il Che e la religione/la sua cristificazione».
Come da tradizione, un'ottima cena sociale ha concluso in allegria anche quest'incontro nella meravigliosa cornice di Venezia vista da Giudecca.
(r.m.)


16° RENCONTRE ANNUELLE DE LA FONDATION GUEVARA A VENISE

Samedi 4 octobre 2014 s'est tenue la 16° rencontre annuelle de la Fondation Guevara organisée par Fabio de Cassan et Antonio Marchi, à Venise (Giudecca) dans le cercle Arci «Food & Art».
Le thème de cette année «Le Che dans les films» a été introduit par le critique cinématographique Pino Bertelli de Piombino. David Kunzle (Université de Californie - Los Angeles) a parlé du Che au théâtre et Roberto Massari du Che dans les documentaires.
Le débat a été intense et intéressant, et s'est particulièrement centré sur deux des films les plus connus (de Salles et de Soderbergh). Sont également intervenues Giuliana Grando (Association Italie-Cuba de Venise) et Antonella Marazzi, secrétaire de rédaction des Cahiers (Quaderni) de la Fondation. Étaient présents Nicoletta Doné (nièce de Gino Doné) et Luigino Bardellotto (le plus grand collectionneur au monde d'affiches cubaines. Il a exposé dans la salle quelques affiches sur le Che).
Le Quaderno della Fondazione Guevara n.9 a été présenté, et l'annonce a été faite pour la 17° rencontre (samedi 3 octobre 2015) à Los Angeles dans les locaux de l'UCLA. Le thème sera probablement «le Che et la religion - le Che et sa christification».
Comme il est de tradition, un excellent repas pris en commun a permis de finir joyeusement cette rencontre face à la merveilleuse lagune de Venise vue de la Giudecca.


16° ENCUENTRO ANUAL DE LA FUNDACIÓN GUEVARA EN VENECIA

El sábado 4 de octubre tuvo lugar el 16º encuentro anual de la Fundación Guevara, en el círculo Arci «Food & Art» de Venecia (Giudecca), organizado por Fabio De Cassan y Antonio Marchi.
El tema de este año - «el Che en el cine» - fue introducido por el crítico cinematográfico Pino Bertelli, de Piombino. David Kunzle (University of California - Los Angeles) habló del Che en el teatro y Roberto Massari del Che en los documentales.
El debate fue intenso e interesante y, obviamente, se concentró sobre las dos películas más conocidas (la de Salles y la de Soderbergh). Entre las personas que intervinieron hay que destacar a Giuliana Grando (Asociación Italia-Cuba de Venecia) y Antonella Marazzi (secretaria de redacción de los Cuadernos de la Fundación Guevara). Estuvieron presentes Nicoletta Doné (nieta de Gino) y Luigino Bardellotto (el mayor coleccionista mundial de afiches cubanos, algunos de los cuales, sobre el Che, fueron expuestos en la sala).
Fue presentado el Cuaderno de la Fundación Guevara no. 9 y se anunció el 17º encuentro (sábado 3 de octubre de 2015) en Los Angeles, en locales de la UCLA. Tema a confirmar: «el Che y la religión/su cristificación».
Como es ya tradicional, una óptima cena social puso fin a este nuevo encuentro, en el maravilloso marco de Venecia vista desde Giudecca.


16° ANNUAL MEETING OF THE GUEVARA’S FOUNDATION IN VENICE

Saturday 4th of October in Venice (Giudecca), took place the 16th annual meeting of the Guevara’s Foundation, in the local Arci circle «Food & Art», organized by Fabio De Cassan and Antonio Marchi.
The main theme of this year - «Che in cinema» - was introduced by the film critic Pino Bertelli from Piombino. David Kunzle (University of California – Los Angeles) has spoken about Che in theatre and Roberto Massari about Che in documentaries.
The discussion has been intense and interesting and obviously concentrated itself on the two most famous movies (by Salles and by Soderbergh). Among the participants who have contributed to the debate there were Giuliana Grando (Italia-Cuba Association in Venice) and Antonella Marazzi (secretary of the redaction of the Quaderni della Fondazione). Were present also Nicoletta Doné (Gino Doné’s niece) and Luigino Bardellotto (the most important collector in the world of Cuban posters, who exhibited some of them regarding Che).
It has been presented the Quaderno della Fondazione Guevara n. 9 and it has been announced the date for the next meeting – the 17th (Saturday 3 of October 2015) – in Los Angeles,at the UCLA: the possible theme is «Che and religion/his Christification».
As it is in the tradition, an excellet social dinner has gaily concluded also this meeting in the marvelous setting of the city of Venice seen from the isle of Giudecca.


16° ENCONTRO ANUAL DA FUNDAÇÃO GUEVARA EM VENEZA

Sábado 4 de Outubro teve lugar o 16° encontro anual da Fundação Guevara, em Veneza (Giudecca) no círculo Arci «Food & Art», organizado por Fabio De Cassan e Antonio Marchi.
O assunto deste ano - «o Che no cinéma» foi introduzido pelo crítico cinematográfico Pino Bertelli de Piombino. David Kunzle (University of California - Los Angeles) falou sobre o Che no teatro, e Roberto Massari sobre o Che nos documentários. O debate foi intenso e interessante, e naturalmente concentrou-se sobre as duas películas mais conhecidas (por Salles e Sonderbergh). Entre os outros e as outras, intervieram Giuliana Grando (Associação Italia-Cuba de Veneza) e Antonella Marazzi (secretária de redacção dos Cadernos da Fundação). Presentes: Nicoletta Doné (neta de Gino Doné) e Luigino Bardellotto (o maior coleccionador no mundo de cartazes cubanos quem apresentou na sala alguns cartazes sobre o Che).
Foi apresentado também o Quaderno della Fondazione Guevara n.9 e foi marcado o próximo 17° encontro (sábado 3 de Outubro de 2015) em Los Angeles, nos lugares da UCLA (assunto provável «o Che e a religião/a cristificação dele»).
Como de costume, um óptimo jantar social concluiu em alegria também este encontro no maravilhoso cenário de Veneza olhada desde a Giudecca.



Nella diffusione e/o ripubblicazione di questo articolo si prega di citare la fonte: www.utopiarossa.blogspot.com

lunedì 6 ottobre 2014

LAS IGLESIAS: MÁS POLÍTICA QUE RELIGIÓN, por Marcelo Colussi

Si tomamos whisky con agua, nos emborrachamos; vodka con agua, también; y otro tanto ocurre con el cognac con agua, o el ron con agua. Conclusión: el agua emborracha.
Con esa misma lógica, entonces, podríamos decir que si los cristianos tienen dios, los judíos tienen dios, los musulmanes tienen dios, si los bosquimanos, los mayas, los hindúes y los japoneses tienen dios, conclusión obligada: dios existe.
Pero el problema que queremos tocar es mucho más que una inconsistencia semántica, una falacia argumental: dios ¿existe? He aquí una de las preguntas que más papel y tinta han hecho circular en la historia de la humanidad. Lo cierto, lo constatable empíricamente es que, si algo existe, son las religiones y las iglesias. Eso nos consta; lo otro es su presupuesto básico. Sólo si existen deidades puede haber una actitud de adoración y una institución que resguarda esa creencia. Como en tantas construcciones humanas, importa más el edificio que sus cimientos.
Discutir en términos teológicos sobre la existencia o no existencia de dios es lo más alejado de la intención de este escrito. De hecho esa discusión ya se ha encarado en innumerables ocasiones y con el más estricto rigor; poco aportaría, por tanto, volver sobre lo mismo. Por otro lado, dar argumentos convincentes afirmando o negando su existencia nos lleva a discusiones bizantinas. Pero podemos abordar el problema en forma elíptica: si existe o no…. sólo dios lo sabrá (si se digna existir), mas resulta interesante ver que en toda cultura hay alguna idea al respecto. Y eso mismo nos puede comenzar a dar alguna clave.
En una investigación realizada en una universidad argentina (país de tradición católica) se preguntó a los 150 integrantes de un grupo de muestra cómo representaban a dios. El 92 % de los encuestados lo refirió como un anciano varón, incluso de larga barba. Pero un tutsi africano o un sioux norteamericano no darían esa respuesta (y también tienen dioses, y no son atrasados ni estúpidos, aunque nuestro racismo occidental así nos los pueda presentar).

RED UTOPIA ROJA - Principles / Principios / Princípi / Principes / Princípios

a) The end does not justify the means, but the means which we use must reflect the essence of the end.

b) Support for the struggle of all peoples against imperialism and/or for their self determination, independently of their political leaderships.

c) For the autonomy and total independence from the political projects of capitalism.

d) The unity of the workers of the world - intellectual and physical workers, without ideological discrimination of any kind (apart from the basics of anti-capitalism, anti-imperialism and of socialism).

e) Fight against political bureaucracies, for direct and councils democracy.

f) Save all life on the Planet, save humanity.

(January 2010)

* * *

a) El fin no justifica los medios, y en los medios que empleamos debe estar reflejada la esencia del fin.

b) Apoyo a las luchas de todos los pueblos contra el imperialismo y/o por su autodeterminación, independientemente de sus direcciones políticas.

c) Por la autonomía y la independencia total respecto a los proyectos políticos del capitalismo.

d) Unidad del mundo del trabajo intelectual y físico, sin discriminaciones ideológicas de ningún tipo, fuera de la identidad “anticapitalista, antiimperialista y por el socialismo”.

e) Lucha contra las burocracias políticas, por la democracia directa y consejista.

f) Salvar la vida sobre la Tierra, salvar a la humanidad

(Enero de 2010)

* * *

a) Il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi che impieghiamo dev’essere riflessa l’essenza del fine.

b) Sostegno alle lotte di tutti i popoli contro l’imperialismo e/o per la loro autodeterminazione, indipendentemente dalle loro direzioni politiche.

c) Per l’autonomia e l’indipendenza totale dai progetti politici del capitalismo.

d) Unità del mondo del lavoro mentale e materiale, senza discriminazioni ideologiche di alcun tipo (a parte le «basi anticapitaliste, antimperialiste e per il socialismo.

e) Lotta contro le burocrazie politiche, per la democrazia diretta e consigliare.

f) Salvare la vita sulla Terra, salvare l’umanità.

(Gennaio 2010)

* * *

a) La fin ne justifie pas les moyens, et dans les moyens que nous utilisons doit apparaître l'essence de la fin projetée.

b) Appui aux luttes de tous les peuples menées contre l'impérialisme et/ou pour leur autodétermination, indépendamment de leurs directions politiques.

c) Pour l'autonomie et la totale indépendance par rapport aux projets politiques du capitalisme.

d) Unité du monde du travail intellectuel et manuel, sans discriminations idéologiques d'aucun type, en dehors de l'identité "anticapitaliste, anti-impérialiste et pour le socialisme".

e) Lutte contre les bureaucraties politiques, et pour la démocratie directe et conseilliste.

f) Sauver la vie sur Terre, sauver l'Humanité.

(Janvier 2010)

* * *

a) O fim não justifica os médios, e os médios utilizados devem reflectir a essência do fim.

b) Apoio às lutas de todos os povos contra o imperialismo e/ou pela auto-determinação, independentemente das direcções políticas deles.

c) Pela autonomia e a independência respeito total para com os projectos políticos do capitalismo.

d) Unidade do mundo do trabalho intelectual e físico, sem discriminações ideológicas de nenhum tipo, fora da identidade “anti-capitalista, anti-imperialista e pelo socialismo”.

e) Luta contra as burocracias políticas, pela democracia directa e dos conselhos.

f) Salvar a vida na Terra, salvar a humanidade.

(Janeiro de 2010)